Brigate Rosse, l’ora della storia

Silvia De Bernardinis

caetaniColma un ritardo e un’assenza il volume di Clementi, Persichetti e Santalena, Brigate Rosse. Dalle fabbriche alla “campagna di primavera” . Nella sterminata bibliografia prodotta negli ultimi tre decenni sulle Br, uno dei paradossi più macroscopici nei quali ci si imbatte è la scarsità di opere storiografiche, a conferma di quanto l’uso pubblico della storia condizioni la ricerca storiografica quando si tratta di vicende che contengono nodi politici irrisolti, come nel caso della lotta armata e più in generale dello scontro sociale degli anni Settanta.

Obiettivo del libro è inserire la storia delle Br nella storia sociale e politica italiana cui appartiene, farne cioè un legittimo oggetto di storia. Perché si possa farlo, è necessario eliminare quei meccanismi di rimozione che, in questo caso, sono posti in atto non con il silenzio/oblio ma attraverso un eccesso discorsivo che schiaccia quell’esperienza su una perenne dimensione cronachistica, ricacciandola così fuori dalla Storia. È questa la funzione della letteratura cospirazionista che negli ultimi trent’anni ha creato e alimentato, mai suffragandoli con prove,ombre e misteri attorno alle Br, volti a inficiarne l’autenticità.

Da qui la scelta degli autori di ricostruire la storia brigatista attorno all’evento più discusso e raccontato della seconda metà del Novecento italiano, il caso Moro, scandagliandolo con puntiglio e rigore metodologico, e la scelta di confrontarsi sul terreno dietrologico oggi dominante, smontandone le argomentazioni con gli arnesi propri della ricerca storiografica. L’aspetto più interessante e innovativo del testo sta però nella sua capacità di delineare un quadro d’insieme della storia italiana, perché insieme alla storia delle Brigate Rosse si ricostruisce anche quella dello Stato e dei partiti politici nella loro azione di contrasto alla lotta armata, nel contesto di una società in profonda trasformazione e attraversata da un’acuta conflittualità sociale.

Organizzato in tre parti scandite e strutturate attorno all’“operazione Fritz”, il libro si apre con l’epilogo di Via Caetani per poi riattraversare a ritroso il percorso politico della formazione armata, ricostruendo il quadro storico e il contesto che hanno reso pensabile e possibile l’azione di Via Fani e, analizzandole dalla prospettiva brigatista, le ragioni che non hanno permesso un diverso esito finale dell’operazione. Con uno sguardo dall’interno delle Br, attingendo dalla memorialistica prodotta dai suoi militanti, dai documenti dell’organizzazione e dalle fonti orali, il libro ricompone i principali passaggi della storia brigatista: le radici nelle fabbriche milanesi della fine degli anni Sessata, cuore dello scontro capitale-lavoro nel momento della crisi fordista; il percorso teorico-pratico dell’organizzazione, dai primi documenti alla formulazione dell’attacco al cuore dello Stato, con le risoluzioni del 1975 e 1978 e il relativo dispiegarsi della propaganda armata, dalle prime azioni al sequestro Sossi, riletto alla luce dell’operazione Moro; il ruolo dei prigionieri politici e il processo guerriglia, un’impasse che la magistratura sbloccherà solo mutando le norme giuridiche.

Al contempo, usando le nuove fonti desecretate provenienti dallo Stato Maggiore dei Carabinieri, dal Ministero degli Interni e dalla Presidenza del Consiglio, gli autori esaminano l’azione dello Stato rispetto al fenomeno brigatista. I numerosi rapporti degli apparati di sicurezza rivelano come essi avessero colto con chiarezza, almeno a partire dal 1974, la natura politica delle azioni brigatiste e le ragioni sociali e politiche che le avevano originate, indicandole a un mondo politico distante e indisponibile a rispondere con gli strumenti della mediazione appunto politica. Altri importanti dati riguardano le trasformazioni del sistema carcerario, a fronte delle rivolte dei prigionieri politici e del processo di politicizzazione dei detenuti comuni, che condurrà alla creazione del circuito dei carceri speciali; l’uso della tortura, l’azione di repressione attuata dal nucleo guidato da Dalla Chiesa, dietro il quale si delinea anche l’idea di un preciso modello di società. Infine il ruolo dei partiti politici, della Dc ed in particolare del Pci: di cui si riporta, tra l’altro, il dibattito interno nei 55 giorni del sequestro Moro, dal quale emerge un’immagine diversa e meno edificante rispetto a quella propagandata ufficialmente e posteriormente. Soprattutto emerge un partito stretto tra la necessità di legittimarsi come forza di governo affidabile e di affermarsi come unico legittimo rappresentante della sinistra, negando nel nome della legalità l’autenticità del conflitto sociale aperto alla sua sinistra, e le ragioni di quel conflitto.

Un volume necessario, che ricorda e fa proprio l’appello polemico di Marc Bloch agli storici affinché forniscano strumenti atti a comprendere, piuttosto che esporre tesi precostituite disancorate dai fatti e giudizi moraleggianti: “Robespierristi, antirobespierristi, noi vi chiediamo grazia: per pietà, diteci, semplicemente, chi fu Robespierre” .

Marco Clementi, Paolo Persichetti, Elena Santalena

Brigate Rosse. Dalle fabbriche alla “campagna di primavera”

Derive Approdi, 2017, 550 pp., € 28

Brigate Rosse, una storia interna alla violenza operaia degli anni 70

Recensioni – Ugo Maria Tassinari dal suo blog

 

E ‘ un progetto ambizioso: il volume presentato da uno degli autori, nello spazio autogestito degli studenti di Architettura a Napoli il 18 maggio scorso, è il primo di una trilogia che punta a essere l’opera definitiva sulla storia delle Brigate Rosse. Aspirazione non velleitaria: perché il team è qualificato e ben assortito. Marco Clementi, ricercatore di Storia dell’Europa orientale ad Arcavacata, ha pubblicato già opere sulla “pazzia di Moro” e la “storia delle Brigate rosse”. Elena Santalena insegna presso l’Université Grenoble-Alpes, dove collabora con il Laboratoire Universitaire Histoire Cultures Italie Europe. Studia gli anni della rivolta in italia, la questione carceraria, i movimenti armati e di contestazione. Paolo Persichetti è un ex brigatista di ultimissima generazione: la condanna per le Br-Ucc e l’estradizione dalla Francia (caso più unico che raro) gli hanno stroncato una promettente carriera accademica a Paris 8. I tre hanno combinato sapientemente fonti orali (con interviste esclusive ad alcuni dei leader del principale gruppo armato italiano) e lavoro di archivio (con uno scrupoloso spoglio dei numerosi documenti di polizia e servizi segreti recentemente desecretati) e così facendo parlare “guardie e ladri” sono riusciti a restituirci una potente visione di assieme.
Da questo lavorio emerge un dato interessante: le analisi e le ipotesi investigative elaborate in tempo reale in anni in cui le forze dell’ordine non potevano avvalersi né di infiltrati (l’unico, il pittoresco fratello Mitra, fu bruciato per catturare Curcio e Franceschini) né di pentiti dimostrano una capacità di conoscenza e di comprensione decisamente superiore ai risultati ottenuti sul campo e alle idee correnti sulla qualità della nostra intelligence
Il merito precipuo del primo volume, che tratta gli anni dal 1970 al 1978, dalla nascita all’acme del sequestro Moro, è però un altro. Attraverso una puntuale ricostruzione dell’elaborazione teorica e della pratica militante delle prime Brigate rosse si restituisce al fenomeno la sua realtà effettuale: essere stata cioè non una banda criminale o una spectra agita da chissà quale potenza straniera od oscura ma un’organizzazione nata e cresciuta dentro il conflitto sociale dei primi anni Settanta, in cui la violenza operaia in fabbrica, dai pestaggi dei capi e dei crumiri al sabotaggio della produzione, era diffusa e quotidiana. A differenza degli altri gruppi rivoluzionari, che estendono le lotte dai quartieri alle carceri, dalle caserme ai manicomi, la Brigate rosse concentrano per i primi anni le loro attività nelle fabbriche del triangolo industriale. Poi, “fallite le esperienze dei gruppi politici extraparlamentari nati nel biennio 1968-69, la lotta armata divenne, a metà degli anni Settanta, un’opzione che conquistò larghi settori del movimento. Le Brigate rosse furono, semplicemente, parte di quel processo”.

Aldo Moro, una contro-inchiesta rivela nuovi elementi

Angela Mauro, Huffpost Italia
16 marzo 2017

I postini delle Brigate Rosse durante i 55 giorni del sequestro Moro erano tre e non due: Bruno Seghetti, Valerio Morucci e Adriana Faranda. L’agguato in via Fani, di cui oggi ricorre il 39esimo anniversario, costò circa 700 mila lire, e furono impiegati in totale 10 mezzi. Soprattutto la 127 bianca, parcheggiata da Morucci e Franco Bonisoli all’alba di quel 16 marzo dietro al mercato di via Trionfale, ebbe un ruolo strategico: i brigatisti la usarono come deposito temporaneo per le armi lunghe. E ancora: fu nella base di via Chiabrera e non in via Gradoli che i brigatisti tennero la riunione decisiva, quella dell’8 maggio 1978, che decretò la morte di Aldo Moro.
Sono solo alcuni dei particolari ricostruiti nel libro ‘Brigate rosse – Dalle fabbriche alla ‘campagna di primavera’ (Derive Approdi), scritto dagli storici Marco Clementi ed Elisa Santalena e da Paolo Persichetti, ricercatore indipendente che aderì alle Br-Unione dei comunisti combattenti, per questo estradato dalla Francia, arrestato, ha scontato la pena.
Il libro è il risultato di un lungo lavoro di ricerca nell’Archivio di Stato, dove per effetto della direttiva Prodi (2008) e della direttiva Renzi (2014) è stata trasmessa tutta la documentazione degli apparati di sicurezza sui tragici eventi che hanno segnato la storia della Repubblica dal 1969 al 1984, dalla strage di piazza Fontana alla strage del rapido 904 nel 1984, passando per il sequestro Moro, oggetto particolare della direttiva Prodi. E in più nel testo ci sono le testimonianze inedite di alcuni ex brigatisti. E così a 39 anni di distanza dai fatti, una nuova pubblicazione sul sequestro e l’assassinio del presidente della Dc aggiunge altri elementi alla storia. La particolarità è che va a confutare molte delle tesi cui è giunta di recente la commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro presieduta dal deputato del Pd Giuseppe Fioroni.
Per esempio, secondo la ricerca di Clementi, Santalena e Persichetti, non è vero che le armi usate in via Fani furono custodite in un garage in via Licinio Calvo. Invece erano in un borsone nella 127 bianca parcheggiata dietro il mercato da Morucci e Bonisoli e furono recuperate alcune ore più tardi da Barbara Balzerani e Seghetti che per trasportarle le misero in un carrello della spesa, nascoste sotto ortaggi appena acquistati. E poi c’è il particolare dell’auto parcheggiata dai brigatisti la sera dell’8 maggio in via Caetani, per bloccare il posto dove poi fu invece lasciata la Renault 4 con il cadavere di Moro. C’è la ricostruzione del percorso compiuto dalla Renault 4, la descrizione del piano di emergenza della polizia messo in atto dopo il ritrovamento del corpo di Moro: triplo anello concentrico a chiudere la capitale. Ci sono le domande sulle carte del Nucleo speciale del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Stando alla documentazione consegnata dall’Arma dei Carabinieri all’Archivio di Stato, il generale ha coordinato un’attività di indagine sul sequestro Moro molto approfondita. Risultano “16.161 fascicoli e 19.780 schede personali che però oggi non risultano consultabili (potrebbero anche essere andati distrutti”), concludono i tre autori.
Nel libro c’è il racconto dei luoghi che servirono da base alle Br. Per esempio, il libro confuta la tesi giudiziaria secondo cui la base centrale dei brigatisti durante il sequestro Moro su quella di via Gradoli 96. Invece, sostengono gli autori, si trovava in via Chiabrera 74 e fu usata per le riunioni decisive, come quella della sera dell’8 maggio 1978 che decretò la morte di Moro e le modalità di trasporto del corpo in via Caetani.
La cornice storica, il Vaticano e il Pci, l’Italia degli anni di Piombo e una tesi che scorre nel libro dall’inizio alla fine. E cioè che il sequestro Moro fu l’epilogo di una campagna messa in atto dalle Br dagli inizi degli anni ’70: dalle fabbriche al sequestro del presidente della Dc. Un’inchiesta indipendente destinata a far discutere.