Tortura di Stato, Enrico Triaca in un video racconta il waterboarding

La mattina del 17 maggio 1978 la Digos di Roma sotto la direzione dell’Ucigos perquisì le abitazioni di diciassette persone, ex appartenenti a Potere operaio, Lotta continua e militanti dell’estrema sinistra, gravitanti per la gran parte nel quadrante Est della Capitale, lungo la via Tiburtina. Erano state individuate, e molte di loro pedinate, a partire dalle indagini avviate all’inizio di aprile. Tra queste c’era il venticinquenne Enrico Triaca, che i poliziotti avevano «agganciato» solo il 1° maggio precedentenel corso di un pic nic di massa a villa Pamphili. Dopo l’irruzione nella sua abitazione, avvenuta con un certo ritardo sui tempi previsti perché quella mattina bussaronoper sbaglio nel vicino appartamento di un giovane che aveva analoghe caratteristiche somatiche21, barba e capelli rossicci, Triaca fu prelevato e portato nella tipografiadove era stato visto recarsi nei giorni precedenti, in via Pio Foà 31 a Monteverde, perla perquisizione dei locali. I poliziotti non si aspettavano di scoprire una base logistica delle Br adibita a tipografia22 e quindi la sorpresa fu grande. Appena gli agenti rinvennero sul posto materiale dell’organizzazione, tra cui numerose copie della Risoluzione strategica del febbraio 1978 e una macchina da scrivere Ibm a testina rotante con la quale il documento era stato redatto23, sul posto si precipitarono forze di polizia in gran numero. Triaca fu condotto negli uffici della Digos e poco dopo trasferitonella caserma di Castro Pretorio24 dove venne interrogato una prima volta nel pomeriggio. In tarda serata fu prelevato da una squadra di uomini travisati che lo incappucciarono e lo trasportarono in una sede ignota. Arrivato a destinazione fu sottoposto a un secondo interrogatorio, questa volta violento, con la tecnica del waterboarding, la tortura dell’acqua e sale, che produce una sensazione di annegamento. Eccola sua testimonianza racconta in un video-reportage di Enrico Porsia:

 

Per saperne di più:

Brigate rosse, dalle fabbriche alle campagna di primavera, Deriveapprodi 2017, cap. 5.2 pp. 500-511

Br cop

Note dal volume Brigate rosse, dalle fabbriche alle campagna di primavera, Deriveapprodi 2017
21 Testimonianza di Enrico Triaca agli autori. Anche la moglie, Anna Maria Gentili, venne inizialmentefermata perché, a causa del suo diploma di dattilografa, fu sospettata di aver battuto a macchina gli opuscoli e i volantini delle Brigate rosse stampati nella tipografia.
22 Il locale venne affittato nel marzo 1977 per 150.000 mila lire al mese e dopo alcuni lavori di ristrutturazione fu attrezzato con i macchinari per la stampa. Nel mese di aprile 1977 furono stampate 3-4000 copiedi un primo opuscolo. Successivamente Triaca lavorò alla preparazione di altri tre opuscoli: uno a settembre e l’altro a novembre 1977 di 400 copie ciascuno; l’ultimo, 10.000 copie, del febbraio 1978, intitolato Larisoluzione della direzione strategica. Enrico Triaca e Antonio Marini, i due tipografi di via Pio Foà, percepivano dall’organizzazione un compenso di 250.000 lire mensili. Archivio del Tribunale di Roma, 25/78R.G. Proc. Gen., verbale Digos del 17 maggio 1978, ore 17,50, pp. 10-15., f.tto Riccardo Infelisi e AdelchiCaggiano.
23 Sul momento gli inquirenti pensarono che si trattasse della macchina con la quale erano stati scritti iComunicati del sequestro Moro.
24 Archivio del Tribunale di Roma, 25/78 R.G. Proc. Gen., interrogatorio di Enrico Triaca davanti al giudiceistruttore Achille Gallucci, 19 giugno 1978, pp. 6-8.

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